Caso: In primo grado ed in appello due soggetti venivano condannati per il reato di cui all’art. 44, lett.b), d.P.R. 380/2001, per avere, difformemente da quanto indicato nella S.C.I.A. presentata al Comune, realizzato modifiche alla unità abitativa di loro proprietà, tali da consentirne la destinazione alla locazione, contrariamente a quanto previsto nella destinazione d’uso consentita

La Corte di Cassazione (sentenza 11 febbraio 2019, n. 6366), contrariamente a quanto sostenute dal difensore degli imputati, il quale affermava che non si era in presenza di un mutamento di destinazione d’uso con la realizzazione di opere, ha infatti ribadito che deve ritenersi consentita la modifica di destinazione d’uso funzionale, purchè non comporti una oggettiva modificazione dell’assetto urbanistico ed edilizio del territorio e non incida sugli indici di edificabilità, che non determini, cioè, un aggravio del carico urbanistico, inteso come maggiore richiesta di servizi cosiddetti secondari, derivante dalla diversa destinazione impressa al bene.

Da qui, dunque, l’inammissibilità del ricorso

Avv. Marco Bini

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