Con sentenza n.85 del 31/01/2019, il Trbinale di Chieti ha sottolineate che l’usurarietà del contratto di mutuo va valutata verificando se gli interessi pattuiti superino o meno il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi, o comunque convenuti

Il momento del loro pagamento, invece, è elemento del tutto indifferente.

Il giudice di merito, nella sentenza in esame, ha dapprima chiarito come effettuare la verifica dell’usura, ovverosia mediante un confronto tra  il tasso soglia con il costo complessivo del credito (TAEG) e non vivisezionando i singoli tassi e dunque le singole voci di costo, per cui il riscontro del superamento del tasso usura, va eseguito ex ante e indipendentemente dall’effettivo pagamento del costo usurario.

La misura, in questo caso, è data dalle soglie fissate dalla Banca d’Italia nel periodo di riferimento, che vanno comparate con il tasso contrattuale, determinandolo maggiorando il T.A.N. contrattualizzato, delle commissioni , remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito e in caso di riscontrata usurarietà, dovranno azzerare qualsiasi addebito per interessi, spese, commissioni.

All’esito di tale analisi, prosegue il Giudice, qaulora il costo potenziale promesso in contratto si riveli usurario, il cliente è tenuto alla restituzione del solo capitale ricevuto a prestito e non deve più pagare gli interessi del finanziamento, che va ritenuto gratuito (e se li ha pagati, anche in parte, ha diritto alla restituzione).

Avv. Marco Bini

Condividi l'articolo