Caso: Blogger ritenuto, dalla CDA di Milano, responsabile del reato di diffamazione aggravata ai sensi dell’art.  595, co.3, c.p., per aver pubblicato frasi offensive e diffamatorie nei confronti di un frequentante del blog stesso.

Sorvolando sulla definizione di “blog”, secondo la Suprema Corte il blog va considerato alla stessa stregua di altri strumenti del web, come per esempio i social network (in particolare Facebook).

La diffamazione, in tale caso, è aggravata dall’uso di uno strumento di pubblicità, prevista dalla lettera b dell’art. 595, co.3 cod. pen., il quale prevede tre ipotesi alternative di aggravamento del reato in relazione al mezzo con cui è arrecata l’offesa: a) col mezzo della stampa, b) con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, c) in atto pubblico.

Secondo la Corte di Cassazione (sent. n.4873/2017) “la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l’uso di una bacheca Facebook integra un’ipotesi di diffamazione aggravata sotto il profilo dell’offesa arrecata «con qualsiasi altro mezzo di pubblicità» diverso dalla stampa, poiché la condotta in tal modo realizzata è potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato, o comunque quantitativamente apprezzabile, di persone e tuttavia non può dirsi posta in essere «col mezzo della stampa», non essendo i social network destinati ad un’attività di informazione professionale diretta al pubblico

Conseguentemente è da ritenere che le frasi offensive e diffamatorie scritte all’interno di un blog integrino la fattispecie aggravata non per essere state arrecate “a mezzo stampa”, ma per essere state perpetrate tramite altro mezzo di pubblicità.

La sentenza in esame può essere scaricata QUI

Avv. Marco Bini

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