Cassazione, ordinanza n.21/19:

“se è vero che il danno da demansionamento non è in re ipsa, tuttavia la prova di tale danno può essere data, ai sensi dell’art. 2729 c.c., anche attraverso la allegazione di presunzioni gravi, precise e concordanti sicchè a tal fine possono essere valutati, quali elementi presuntivi, la qualità e la quantità dell’attività lavorativa svolta, il tipo e la natura della professionalità coinvolta, la durata del demansionamento, la diversa e nuova collocazione lavorativa assunta dopo la prospettata qualificazione”.

La Corte, pertanto, sottolinea il principio secondo cui ogni pregiudizio oggettivamente accertabile sul fare areddituale del soggetto, va dimostrato in giudizio con tutti i mezzi messi a disposizione dall’ordinamento, assumendo pertanto uno specifico rilievo la prova per presunzioni.

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