Terzo appuntamento relativo alla revoca dell’amministratore di condominio.

Abbiamo sin qui visto i casi di revoca assembleare e giudiziale dell’amministratore di condominio. In particolare abbiamo analizzato le cause che “giustificano” la rimozione dell’amministratore.

Cosa accade nel caso in cui l’amministratore venga rimosso senza giusta causa? Il predetto ha diritto ad essere reintegrato? Lo stesso ha diritto ad un risarcimento del danno?

La Corte di Cassazione ha piu volte chiarito che la revoca dell’incarico senza che ricorrano giusti motivi, consente all’amministratore di agire giudizialmente per il risarcimento del danno. 

Le stesse Sezioni Unite (sent. 20957/2004) hanno confermato tale orientamento.

Pertanto, fermo restando il principio secondo il quale l’assemblea ha sempre il potere di revocare l’amministratore, quest’ultimo, nel sopracitato caso di insussistenza di giusta causa, ha diritto ad un risarcimento del danno consistente nel mancato guadagno conseguente alla ingiusta revoca.

Diversamente non può essere prevista alcuna tutela reale.

Una recente ordinanza del Tribunale di Parma ha confermato tale affermazione, stabilendo che nel caso di ingiusta revoca dell’amministratore «il nostro ordinamento prevede che in caso di lesione della posizione giuridica dell’amministratore, egli ha diritto esclusivamente a una tutela risarcitoria, ma non reale».

Pertanto l’amministratore che ritiene di essere stato rimosso illegittimamente non può in alcun modo sperare di agire giudizialmente per essere reintegrato, ma solamente di fare valere le proprie ragioni in termini economici, ossia domandando il risarcimento del danno.

Avv. Marco Bini

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